Programma preliminare

Treviso Forensic 2020: la terza edizione del Seminario tecnico sulle scienze forensi si svolgerà in modalità webinar, durerà tre giorni e includerà più sessioni parallele e workshops.

Mercoledì 30 settembre 2020

Sessione A

Sessione B

Sessione C

9.00 - 10.50
Opening session
9.00 - 10.50
Opening session
9.00 - 10.50
Opening session
11.10 – 13.00
A1. Estimo e valutazioni in ambito forense(I)
Presidente: Sergio Clarelli
11.10 – 13.00
B1. Dal repertamento delle prove al laboratorio
Presidente: Stefano Vanin
14.00 – 15.50
A2. Estimo e valutazioni in ambito forense (II)
Presidente: Lanfranco Tesser
14.00 – 15.50
B2. L'ingegneria forense alla prova del D. Lgs. 231/2001: un'opportunità da cogliere per tutelare il valore aziendale contro la criminalità d'impresa (II)
Presidente: Mario Dusi
16.10 – 18.00
A3. Smart working in ambito forense: Workshop sugli strumenti da utilizzare
Presidente: Giovanni Contini
16.10 – 18.00
B3. L'ingegneria forense alla prova del D. Lgs. 231/2001: un'opportunità da cogliere per tutelare il valore aziendale contro la criminalità d'impresa (II)
Presidenti: Andrea Pederiva, Massimiliano Patricelli

Giovedì 1 ottobre 2020

Sessione A

Sessione B

Sessione C

9.00 - 10.50
A4. Ingegneria forense nel settore civile (I)
Presidente: Carmelo Majorana
9.00 - 10.50
B4. Aspetti normativi e strumenti di analisi per l'identificazione del responsabile della contaminazione
Presidente: Federico Peres
11.10 - 13.00
A5. Ingegneria forense nel settore civile (II)
Presidente: Raffaele Pucinotti
11.10 - 13.00
B5. Responsabilità delle amministrazioni sull'inquinamento atmosferico
Presidente: Alberto Pivato
14.00 - 15.50
A6. Fire investigation (I)
Presidente: Damiano Baldessin
14.00 - 15.50
B6. End of waste dei rifiuti inerti: quadro normativo, problematiche e contenziosi
Presidenti: Giovanni Beggio, Giorgio Bressi
16.10 – 18.00
A7. Fire investigation (II)
Presidente: Alessandro Pasquati
16.10 – 18.00
B7. Batterie Veicoli Elettrici, riuso, riciclo e smaltimento: aspetti tecnici, economici e giuridici
Presidente: Gregorio Cappuccino

Venerdì 2 ottobre 2020

Sessione A

Sessione B

Sessione C

9.00 - 10.50
A8. Il costruito d’interesse storico in ambito forense: definizioni, bandi, profili di rischio dell’attività professionale
Presidente: Eva Gatto
9.00 - 10.50
B8. Digital Forensics
Presidenti: Paolo Reale, Fabio Massa
9.00 - 10.50
C8. Perspectives on publications and joined projects in environmental forensic (English session)
Chairmen: Alberto Pivato, Claire Gwinett,
George Varghese
11.10 - 13.00
A9. Urbanistica forense al tempo del post Covid-19 (I)
Presidente: Linda Tassinari
11.10 - 13.00
B9. Acustica forense
Presidente: Rosario Aniello Romano
14.00 - 15.50
A10. Urbanistica forense al tempo del post Covid-19 (II) Presidente: Piero Pedrocco
14.00 - 15.50
B10. Ricostruzione degli incidenti stradali
Presidente: Fabrizio Mario Vinardi
14.00 - 15.50
C10. Appalto e costruzioni: i rimedi contrattuali
Presidente: Riccardo Mazzariol
16.10 – 18.00
Forum dell'ingegneria forense
16.10 – 18.00
Forum dell'ingegneria forense
16.10 – 18.00
Forum dell'ingegneria forense

A1 - A2. Estimo e valutazioni in ambito immobiliare, industriale e aziendale

Presidenti di Sessione: Ing. Sergio Clarelli; Ing. Lanfranco Tesser

Le occasioni di stima in ambito immobiliare, industriale e aziendale, commissionate da soggetti pubblici o privati, o anche in ambito forense, per conto dell’autorità giudiziaria o in sede di ADR (Alternative Dispute Resolution), come ad esempio i procedimenti arbitrali, sono frequenti ed esse sono in relazione sia ai trasferimenti giuridici, totali o parziali, diretti o indiretti, reali o ipotetici sia ai nuovi investimenti.

Fino a qualche anno fa in Italia ma anche in altri Paesi, non esisteva alcuna norma generale che vincolasse i criteri ai quali devono rispondere le Valutazioni Immobiliari.

Successivamente sono nate alcune importanti iniziative, fra cui quelle che vengono utilizzate dai Periti Stimatori nominati da alcuni Tribunale per le stime degli immobili oggetto di esecuzione immobiliare.

Esse prevedono, fra l’altro, le modalità di effettuazione delle misurazioni immobiliari, ossia della misura di superfici e di volumi, per rendere omogenea la quantificazione della consistenza, la definizione dei criteri e valori di stima, ossia degli elementi patrimoniali per rendere chiaro e trasparente il rapporto di valutazione.

Da qui la necessità di avere dei bravi Periti Stimatori in ambito forense o Valutatori Immobiliari che possiedano conoscenza, abilità e competenza, con una formazione continua, quale quella che è in grado di garantire l’ordine professionale di appartenenza.

Per quanto riguarda le valutazioni immobiliari, si sono aggiunte le metodologie di stima fondate sugli Standard nazionali e internazionali.

Sono state, infatti, emanate disposizioni, quali quelle che regolano i fondi immobiliari, l’accordo sul capitale (Basilea III), ecc. cosicché i criteri internazionali hanno trovato risonanza e diffusione anche in Italia.

In Italia la normativa UNI è stata pubblicata sulla scia di linee guida presenti in campo internazionale proprio sul settore immobiliare. Le linee riguardano in particolare le definizioni tecniche e i criteri metodologici applicativi.In particolare, la norma UNI 11558:2014 “Valutatore immobiliare. Requisiti di conoscenza, abilità e competenza”, richiede al professionista tecnico che riveste questo ruolo sia un’esperienza nel settore di almeno tre anni sia un ampio bagaglio di conoscenze tecniche ed economiche tra le quali in primis una conoscenza approfondita della disciplina estimativa e in particolare dei nuovi procedimenti di stima previsti dagli Standard nazionali e internazionali.

Inoltre, la Norma UNI 11612:2015 “Stima del valore di mercato degli immobili”, entrata in vigore il 10 dicembre 2015, è finalizzata a definire principi e procedimenti funzionali alla stima del valore di mercato degli immobili, in linea con i suddetti Standard. L’UNI recentemente ha anche pubblicato la Prassi di Riferimento UNI/PdR 53:2019 “Analisi del mercato immobiliare – Linee guida per l’individuazione del segmento di mercato e per la rilevazione dei dati immobiliari”.

Peraltro, va ricordato che la norma UNI è emanata da un ente privato e non è pertanto da considerare fonte legislativa come neppure i contenuti di alcune leggi finanziarie che non possono incidere sulle competenze delle varie professioni.

È altresì necessario per il professionista forense esprimere giudizi di valore anche nell’ambito dell’Estimo industriale e aziendale, in relazione prevalentemente alle aziende industriali, commerciali e artigianali con un‘ampia casistica di applicazioni estimative riguardanti i beni patrimoniali aziendali materiali e immateriali nonché le metodologie di valutazione dell’azienda nel suo complesso. Infine, il professionista forense in particolare è spesso chiamato anche ad esprimere giudizi di stima nell’ambito dell’Estimo legale, relativamente a molteplici esigenze come ad esempio nel caso di successioni e divisioni ereditarie, di danni economici a beni materiali e immateriali nonché ad attività economiche.

Nelle sessioni di estimo e valutazioni in ambito immobiliare, industriale e aziendale saranno discussi, a titolo esemplificativo e non esaustivo, i seguenti argomenti

  • Definizione di strumenti operativi per le stime immobiliari, industriali e aziendali, secondo i più aggiornati Standard nazionali e internazionali.
  • Valutazioni operative inerenti ad aree e fabbricati, civili e industriali, impianti, macchinari e beni immateriali (brevetti, marchi, software, ecc.).
  • Stime nell’ambito dell’Estimo legale e in particolare dei danni ai beni economici (fabbricati, impianti industriali, macchinari, ecc.) e dei danni economici di vario tipo.
  • Presentazioni di significativi casi di studio.
  • Estimo civile/immobiliare: aspetti economici del valore immobiliare, i dati del mercato immobiliare, gli Standard nazionali e internazionali di valutazione immobiliare, stima di beni immobili (terreni e fabbricati), anche in base ai metodi previsti dagli Standard nazionali e internazionali di valutazione immobiliare, stime nelle procedure esecutive immobiliari, ecc.;
  • Estimo industriale: stima di terreni e di edifici industriali e commerciali, stima di impianti e macchinari, stima di attrezzature e mezzi, analisi finanziaria degli investimenti, ecc.;
  • Estimo aziendale: valutazione aziendale, stima di beni patrimoniali immateriali, ecc.;
  • Estimo legale: stime di indennità di esproprio per pubblica utilità, stime in ambito di successioni e divisioni ereditarie, stime di servitù prediali coattive, stima del valore dell’usufrutto, stima della nuda proprietà e di altri diritti reali, stime di danni a fabbricati, impianti, macchinari, prodotti, ecc.

A3. Smart working in ambito forense: workshop sugli strumenti da utilizzare

Presidente di Sessione: Giovanni Contini

A4 - A5. Ingegneria civile nel settore forense

Presidente di Sessione: Carmelo Majorana

Sono sempre più numerosi i contenziosi, sia civili che penali, ove l’oggetto del contendere è rappresentato da vizi e difetti delle strutture cagionati da errori costruttivi e/o progettuali.

Ciò probabilmente dipende anche da una serie molteplice di ragioni, fra le quali si ricordano le seguenti:
1) un apparato normativo sempre più complesso ed articolato che nella sua continua evoluzione ha anche incrementato l’assegnazione di responsabilità ai professionisti;
2) gli orientamenti giurisprudenziali innovativi e a volta contrastanti: tra essi quelli inerenti la definizione di grave vizio di cui all’art. 1669 c.c., le responsabilità sui vizi e difetti costruttivi, la solidarietà nel risarcimento del danno;
3) la frequente non perfetta conoscenza dei compiti e delle responsabilità dei soggetti che intervengono nella realizzazione delle opere;
4) la crisi economica che ha portato al proliferare di liti pretestuose.

Da qui la necessità di elevare la consapevolezza dell’ingegnere sulla responsabilità professionale civile, penale, amministrativa e deontologica afferente l’attività del professionista nei diversi ruoli. In questa sessione si mettono a fuoco le principali problematiche inerenti l’ingegneria forense nei vari ambiti dell’ingegneria civile.

A6. Fire Investigation (I)

Presidente di Sessione: Damiano Baldessin

A7. Fire Investigation (II)

Presidente di Sessione: Alessandro Pasquati

A8. Il costruito d’interesse storico in ambito forense: definizioni, bandi, profili di rischio dell’attività professionale

Presidente di Sessione: Eva Gatto

Nella precedente edizione è stato affrontato il tema della “ Qualità delle azioni di restauro in ambito forense: criteri di valutazione”. L’obbiettivo era quello di individuare linguaggi e metodo condivisi come punto di partenza per far dialogare le differenti professionalità che operano nello stesso ambito e con lo stesso intento: la tutela del patrimonio storico edilizio.
Ma la straordinaria complessità e singolarità della tutela del costruito storico sollecita continue riflessioni che riguardano non solo la specificità delle azioni di restauro.
Questo incontro offre un momento di discussione sui seguenti argomenti:
– procedure amministrative connesse ai bandi di gara e problematiche giuridiche sottese agli appalti nell’ambito del restauro;
– profili di rischio in capo ai professionisti che operano per la salvaguardia e gestione del costruito di interesse storico;
– concetto di patrimonio storico edilizio quale strumento di conoscenza essenziale per la stesura di una CTU che riguarda il costruito storico.
Le argomentazioni, declinate in ambito forense, portano ad interrogarsi su quali siano gli elementi peculiari che determinano l’insorgenza del contenzioso nell’esercizio di tali attività.

A9 - A10. Urbanistica forense

Presidente di Sessione: Linda Tassinari

L’Urbanistica è la disciplina che studia lo sviluppo dei centri urbani e del territorio antropizzato provvedendo alla progettazione del loro spazio ed alla pianificazione organica delle modificazioni del suolo incluso negli stessi o ad essi collegato. Estensivamente, l’Urbanistica, comprende anche tutti gli aspetti di natura gestionale, di tutela, programmativi e normativi, dell’assetto territoriale delle infrastrutture e dell’attività edificatoria.

A tale scopo questa disciplina cerca di conoscere, programmare e progettare scenari sia passati, presenti che futuri della città occupandosi delle politiche e delle normative tecnico/ legislative, al fine di migliorare la qualità urbana e quindi la vita della popolazione.

La sfida dell’Urbanistica “moderna” è quella di impegnarsi nella progettazione del territorio attraverso la produzione di piani in cui potere inserire le singole parti che compongono la città all’interno di relazioni appartenenti ad un contesto più ampio. Tutto questo sottendendo sia alla storia, che ne ha determinato l’assetto attuale, che alle regole costitutive della forma dei centri, che al coordinamento dei plurimi saperi derivanti da differenti, ma correlate, discipline quali l’architettura, l’ingegneria, l’ecologia, la geografia, la sociologia, l’economia ed il Diritto.

L’art. 80 del D.P.R. 616/77, definisce l’Urbanistica come: “la disciplina dell’uso del territorio comprensiva di tutti gli aspetti conoscitivi, normativi e gestionali riguardanti le operazioni di salvaguardia e di trasformazione del suolo nonché la protezione dell’ambiente”.

In tale definizione si ritrova l’embrione dell’Urbanistica Forense quale materia avente il compito di porre in essere tutti i meccanismi, sia preventivi che di supporto, protesi alla prevenzione del contenzioso giuridico, mediante lo studio della disciplina legale e della sua applicazione alla progettazione dell’assetto urbano del suolo.

Per sua natura, infatti, la corretta pianificazione territoriale è fortemente legata allo studio della Giurisprudenza, ciò al fine di mitigare le problematiche legali. Per tale neonata disciplina, i principali ambiti di applicazione sono i settori della materia Urbanistica tradizionalmente conosciuta che possono essere così brevemente raffigurati e riassunti:

  • riqualificazione degli ambiti degradati;
  • miglioramento e pianificazione dei sistemi di mobilità;
  • definizione dei meccanismi perequativi;
  • gestione delle relazioni tra gli spazi pubblici e privati;
  • definizione degli strumenti per la valutazione degli impatti generati dalle attività umane sull’ambiente;
  • governo dei processi di urbanistica partecipata;
  • gestione di scenari di trasformazione urbana presenti, passati e futuri;
  • valutazione ambientale ed economica degli interventi di trasformazione urbana e territoriale;
  • gestione delle politiche urbane sul territorio;
  • implementazione e monitoraggio dei criteri di sostenibilità ambientale;
  • miglioramento della qualità di vita nelle città.

In tutti gli scenari appena palesati, il compito dell’urbanista forense è quello di applicare gli aspetti normativi cogenti alla pianificazione del territorio e di fare da coordinamento alle attività necessarie per la redazione di un’opera territoriale adeguata al rispetto legislativo e quindi atta a prevenire ed evitare il contrasto giuridico.

B1. Dal repertamento delle prove al laboratorio

Presidente di Sessione: Stefano Vanin

In ogni contesto forense il corretto approccio alla scena del crimine, chiamato dagli anglosassoni “crime scene investigation – CSI” è di fondamentale importanza. Il processo forense infatti è costituito dall’insieme dei passaggi che portano dalla “chiamata” per il sopralluogo alla presentazione e discussione dei risultati nelle aule dei tribunali. In tutto ciò il fulcro dell’analisi è la “scena del crimine”.
La sua corretta analisi e documentazione, nonché il corretto repertamento delle prove in essa contenute, sono l’ago della bilancia tra un’indagine rigorosa che porta ad un risultato, sia esso una condanna o una esclusione di responsabilità, ed una indagine che è destinata ad essere inconclusiva con dispendio inutile di tempo e di energie.

La capacità di seguire un percorso di “Qualità” diventa quindi una condition sine qua non per ogni processo di analisi della scena del crimine.

I crimini ambientali, ma anche i grandi disastri strutturali di edifici ed infrastrutture, non sono esenti da questa necessità che, andando oltre, interessa anche la garanzia della catena di custodia delle prove e del trattamento di grandi dati.

La sessione si propone di analizzare in dettaglio le problematiche e le potenziali soluzioni, anche guardando al contesto internazionale, circa la documentazione della scena del crimine, il repertamento delle prove e della loro sicura conservazione, nonché le problematiche relative al trasferimento dei dati, sia della scena del crimine che delle analisi condotte sui reperti, a chi di competenza.

Vista la presenza simultanea di esperti di settori diversi sulla scena del crimine verranno presi in considerazione anche i codici di condotta e le azioni che devono essere messe in atto onde evitare che l’intervento di alcuni vada a detrimento del lavoro di altri compromettendo così la possibilità di rispondere ai quesiti investigative.

B2 - B3. L'ingegneria forense alla prova del D. Lgs. 231/2001: un'opportunità da cogliere per tutelare il valore aziendale contro la criminalità d'impresa

Presidente di Sessione: Mario Dusi, Andrea Pederiva, Massimiliano Patricelli

Fino all’entrata in vigore del D. Lgs. 231/2001, in caso di comportamenti criminosi posti in essere da esponenti di società ed enti a beneficio dell’organizzazione, gli enti di appartenenza andavano sostanzialmente liberi da conseguenze, salvo che per eventuali responsabilità civili di natura patrimoniale[1].

Il D. Lgs. 231/2001 ha superato tale impostazione, di talché ora i reati commessi nell’interesse o a vantaggio dell’ente da parte di propri esponenti o rappresentanti espongono anche l’ente a sanzioni patrimoniali e interdittive, talora particolarmente afflittive ed applicabili già prima dell’apertura del procedimento.

In capo alle società ed agli enti collettivi il D. Lgs. 231/2001 sanziona non tanto il fatto-reato, della cui commissione restano esclusivi responsabili gli autori, quanto piuttosto la colpa organizzativa dell’ente per non aver istituito procedure e controlli interni idonei a prevenire la commissione del reato stesso[2].

In coerenza con tale approccio, il D. Lgs. 231/2001 prevede che l’ente collettivo possa andare esente da responsabilità se prova di avere adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, misure organizzative idonee a prevenire reati della stessa natura di quello verificatosi, eluse dagli autori del reato.

L’approccio preventivo insito nel D. Lgs. 231/2001 intende contribuire fra l’altro al rispetto della legalità nello svolgimento della vita economica e civile, proteggendo le imprese sane dalla concorrenza sleale delle organizzazioni che adottano comportamenti criminosi.

Nell’affrontare il tema del D. Lgs. 231/2001 Treviso Forensic 2020 intende incrementare il grado di conoscenza e la “cultura 231” fra gli operatori, i professionisti, le imprese, le associazioni e tutti gli enti, anche privi di personalità giuridica.

L’ambizione è quella di contribuire al conseguimento degli scopi della norma mediante un ampio e approfondito confronto sul migliore utilizzo degli strumenti giuridici della 231/2001 da parte degli operatori del diritto ed allo stesso tempo di concorrere a formare i professionisti e le imprese ad usufruire al meglio della norma mediante Modelli Organizzativi idonei, specifici rispetto alle diverse concrete realtà organizzative, ed efficacemente attuati, a cui la norma stessa attribuisce efficacia esimente.

Il tutto anche al fine di evitare le sanzioni interdittive, che nei casi concreti di apertura di fascicoli ex D. Lgs. 231/2001 risultano sostanzialmente sempre di applicazione obbligatoria; tra queste impattano sulla vita aziendale in particolare l’interdizione dall’esercizio dell’attività, la sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze e concessioni funzionali all’esercizio dell’attività o ancora il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, che comportano l’interruzione dell’attività aziendale o di un suo ramo anche con il processo ex D. Lgs. 231/2001 non ancora iniziato.

La sessione è quindi rivolta a:

  • imprenditori e PMI;
  • dirigenti e responsabili di funzione nelle imprese;
    componenti dei consigli di amministrazione e dei collegi sindacali;
  • addetti al controllo interno e/o all’applicazione del D. Lgs. 231/2001;
  • consulenti e componenti degli Organismi di Vigilanza;
  • consulenti tecnici (CTU/CTP) e operatori del diritto.

I temi trattati nel corso della sessione includeranno le origini e il contenuto del D. Lgs. 231/2001, il relativo contesto normativo nazionale e internazionale e le più recenti interpretazioni ed applicazioni giurisprudenziali del decreto.

Sarà trattata altresì l’applicazione della norma nel contesto italiano, rispetto ai diversi ambiti territoriali ed alle principali categorie di reato presupposto perseguite tramite tale strumento; saranno inoltre discusse le principali difficoltà applicative, l’efficacia della norma rispetto agli obiettivi da essa perseguiti, e le prospettive di evoluzione della norma in particolare nel contesto europeo.

Nel corso della sessione saranno quindi approfonditi temi specifici inerenti le motivazioni per cui l’adozione del Modello 231 nelle aziende è sostanzialmente obbligatoria ai fini di una corretta gestione dei rischi societari sui mercati domestico e internazionali, i vantaggi derivanti da una corretta (e non solo formale) applicazione del Decreto 231/2001, nonché i rischi derivanti dalla mancata o non corretta applicazione della norma in tutte le imprese, comprese le PMI.

Sarà trattato anche il rapporto fra assetti organizzativi e i Modelli 231, anche alla luce della recente crisi da Covid-19 ed alla emanazione delle conseguenti norme di contenimento, unitamente al ruolo del Consulente Tecnico d’Ufficio o di Parte nella valutazione dell’idoneità del Modello, della sua efficace attuazione, e della sufficiente vigilanza dell’Organismo.

Treviso Forensic consentirà così un’ampia discussione sul D. Lgs. 231/2001 e le sue applicazioni, affinché ogni partecipante possa, per la propria specializzazione e pregressa esperienza professionale in ambito 231, contribuire al confronto e acquisire elementi concreti nuovi e utili ad affrontare l’argomento sia dal punto di vista professionale, sia al fine di sviluppare una “cultura 231”.

Negli anni a venire tale cultura di legalità sarà pilastro per il corretto adempimento delle responsabilità e l’adeguata gestione dei rischi da parte sia degli amministratori, dirigenti e responsabili aziendali in genere, sia dei professionisti che operano a supporto di aziende ed enti.

 

[1] In ossequio al principio costituzionale della personalità della responsabilità penale.

[1] Non tutti i reati ancorché commessi da esponenti dell’ente nell’interesse o a vantaggio dello stesso comportano la responsabilità anche dell’ente stesso; deve trattarsi di uno dei cd. reati presupposto inclusi in un lungo elenco di reati previsti esplicitamente dallo stesso D. Lgs. 231/2001; si tratta di reati qualificabili per lo più come white collar crimes, di natura sia dolosa – come nel caso dei reati di natura corruttiva – sia colposa – come nel caso dei reati presupposto in tema di salute e sicurezza sul lavoro o di gestione ambientale.

B4. Aspetti normativi e strumenti di analisi per l'identificazione del responsabile della contaminazione

Presidente di Sessione: Federico Peres

L’identificazione del responsabile di un inquinamento è un tema complesso, dal punto di vista sia tecnico che giuridico. Innanzitutto, nella logica processuale, si tratta di fornire la prova. Ci si chiede se siano sufficienti semplici indizi oppure se serva, invece, un accertamento rigoroso oltre ogni ragionevole dubbio. Ed ancora, ci si domanda quale rilevanza potrebbero avere elementi come la vicinanza dell’attività produttiva al sito contaminato, la coincidenza tra le sostanze rinvenute nelle matrici ambientali e quelle utilizzate nel ciclo produttivo, o la direzione della falda.

Queste domande diventano più pressanti quando siamo dinanzi ad una pluralità di inquinatori, perché, in questi casi, occorre identificare il singolo contributo così da ripartire gli oneri del risanamento in modo tale che ognuno risponda esclusivamente del proprio comportamento e non di quello altrui.

B5. Responsabilità delle amministrazioni sull'inquinamento atmosferico

I poteri attribuiti dall’ordinamento generale al sindaco in materia di traffico veicolare e di inquinamento dell’aria, consentono di affermare che l’inadeguatezza o la mancanza di atti amministrativi (in primis ordinanze e deliberazioni) per la prevenzione e per la riduzione di gravi livelli di inquinamento dell’aria, e lesivi pertanto del diritto alla salute umana, sono suscettibili, in determinati, casi di configurare i reati di cui agli artt.  328 e 674 c.p., di omissione di atti di ufficio e di emissioni atte ad offendere la salute di una pluralità di persone.

La responsabilità giuridica può ricadere, oltre che al sindaco, agli assessori   ed in generale a tutti gli organi che sono in concreto dotati di poteri deliberativi, nell’ambito di organismi amministrativi di enti territoriali, essendo tutti questi soggetti preposti alla gestione del territorio.

In questa sessione si tratteranno le seguenti tematiche:

  • Inquadramento normativo e profili di responsabilità. Le infrazioni dell’Italia in ambito europeo;
  • Le principali fonti di impatto.
  • Il ruolo dell’agenzia per la protezione dell’ambiente e le campagne di misura.
  • Strategie di riduzione dell’inquinamento urbano: fonti mobili.
  • Strategie di riduzione dell’inquinamento urbano: fonti fisse.
  • L’accordo di bacino padano per il miglioramento della qualità dell’aria.

B6. End of waste dei rifiuti inerti: quadro normativo, problematiche e contenziosi

La normativa Europea sui rifiuti “Directive 2008/98/EC” (Waste Framework Directive-WFD), recepita in Italia con il D.Lgs. 205-2010, che ha modificato il testo unico nell’ ambiente, introduce le definizioni di “product” (prodotto), “production residue” (residuo di produzione), “waste” (rifiuto) e “by-product” (sottoprodotto). Nella normativa italiana tali definizioni sono state pressoché recepite letteralmente.

La WFD introduce, inoltre, la possibilità di ottenere la cessazione della qualifica di rifiuto “End-of-waste (EoW)” definendo una serie di condizioni di generale applicazione: il rispetto di questi requisiti permetterà ad un materiale già classificato come rifiuto di essere considerato alla stegua di un prodotto.

Questo principio è stato recepito nell’art. 184-ter del D.Lgs. 152/06 secondo cui “un rifiuto cessa di essere tale, quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni:

a) la sostanza o l’oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici;

b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;

c) la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;

d) l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana”.

In questo contesto, il complesso quadro normativo e la difficoltà tecnica di valutare la conformità alle determinate condizioni hanno di fatto determinato un rilevante numero di contenziosi in questo settore.

Inoltre, l’erronea classificazione, e conseguente gestione, dei rifiuti coinvolge spesso, oltre a produttore, destinatario e trasportatore, anche i laboratori e consulenti tecnici chiamati a svolgere le verifiche di competenza.

In questa sessione saranno discussi, in via non esaustiva, i seguenti argomenti:

  • i reati commessi con un’errata classificazione dei rifiuti;
  • i criteri ministeriali “end of waste” attualmente in vigore;
  • lo stato dell’arte delle procedure autorizzative “caso per caso”;
  • l’approccio “preventivo” e l’idoneo apparato documentale da produrre;
  • le analisi richieste per la valutazione del rispetto del criterio “ambientale”, con un focus specifico sul cosiddetto “test di cessione”;
  • differenze e similitudini tra le procedure di classificazione della pericolosità “HP14” dei rifiuti e la procedura per la valutazione del criterio ambientale per l’ottenimento dell’End of Waste;
  • casi di studio.

B7. Batterie Veicoli Elettrici, riuso, riciclo e smaltimento: aspetti tecnici, economici e giuridici

Presidente di Sessione: Gregorio Cappuccino

Il mercato dei veicoli elettrici sta vivendo in questi ultimi anni una rapida espansione, espansione che a detta degli analisti sarà ancora più marcata nell’immediato futuro a causa della necessità di adottare nuove soluzioni di trasporto pubblico imposta dalla recente pandemia di COVID-19, nuove soluzioni inevitabilmente sempre più rispettose dell’ambiente.
A fronte della crescente diffusione dei veicoli elettrici e dei benefici diretti in termini di impatto ambientale, aumentano in maniera esponenziale i problemi legati alla corretta
gestione delle batterie una volta che le loro prestazioni siano degradate a tal punto da non
poter più assicurare prestazioni e/o autonomie accettabili per l’utente.
Nella realtà le batterie di cui sono dotati questi veicoli, sono caratterizzate potenzialmente da un numero maggiore di cicli di carica e scarica rispetto alle batterie utilizzate sino a qualche hanno fa per la trazione elettrica, per cui una volta ritenute non più “adatte “ad alimentare il veicolo potrebbero essere riutilizzate in applicazioni meno critiche, come per l’accumulo di energia da fonte rinnovabile o a come riserva di energia a supporto delle infrastrutture di ricarica.
Il poter riutilizzare le batterie in una cosiddetta “seconda vita” rappresenta una risposta valida nello sviluppo di un’economia circolare basata sul riutilizzo dell’accumulatore fin quando possibile altrettanto importante quanto recuperare i materiali che le compongono attraverso tecnologie di riciclo sempre più efficaci e sostenibili.
Il riuso delle batterie, che dal punto di vista logico appare ovvio e scontato, si scontra innanzi tutto con problemi di natura tecnica legati alla corretta valutazione dello stato di salute delle batterie e allo sviluppo di sistemi avanzati di monitoraggio e bilanciamento che consentano il funzionamento ottimizzato e sicuro di tutte le celle che compongono la batteria, ma anche con una serie di lacune normative attorno al concetto noto in lingua anglosassone come End of Waste, o cessazione della qualifica di rifiuto.
L’attuale legislazione sul tema è proprio in questo periodo al centro di un importante azione di riforma con lo scopo di arrivare alla definizione di una norma specifica che regoli il processo di EOW per le batterie dei veicoli elettrici/ibridi, così da rendere possibile le applicazioni di second life. A rendere ancora più complicato lo scenario normativo non si può’ non tenere conto degli aspetti legati al rispetto della privacy da parte dei sistemi di
monitoraggio remoto delle batterie a cui spesso è legata la garanzia in alcune applicazioni e dei problemi legati al loro stoccaggio attivo e passivo.

B8. Digital forensics

Presidenti di Sessione: Paolo Reale, Fabio Massa

La disciplina della ‘digital forensics’, benché tra le più recenti introdotte in ambito forense, è diventata sempre più essenziale in ambito investigativo: praticamente qualunque indagine di fatto inizia con l’analisi dei cellulari in uso a vittime e imputati, estendendosi facilmente ad altri dispositivi digitali, come computer, tablet, sistemi di navigazione GPS, e altro ancora.

Di fronte ad una così rapida introduzione e diffusione di queste attività sarebbe stato ragionevole attendersi, da un lato, una migliore e attenta specializzazione e definizione degli esperti in questo settore, dall’altro una maggiore sensibilità e consapevolezza degli organi investigativi, di avvocati e magistrati in merito a quali risultati è possibile giungere con questa disciplina, e i relativi limiti.

Eppure, a ben vedere, i due ambiti ancora non sono ben integrati, e troppo spesso si rilevano situazioni in cui l’”esperto” non ha neppure delle competenze specifiche, oppure i risultati portati sono ben lungi dall’avere un benché minimo valore scientifico.

La sessione in “digital forensics” affronterà in primis gli aspetti di approfondimento di tipo tecnico, in cui gli esperti del settore metteranno a disposizione dei partecipanti le conoscenze acquisite nell’attività reale, e nello studio delle evoluzioni che in questo settore avvengono con elevata rapidità. Tutto questo non trascurando le basi di ogni disciplina che voglia considerarsi scientifica: l’approccio metodologico, la sperimentazione, l’analisi dei risultati, la falsificazione come principio di demarcazione applicati nella digital forensics.

B9. Acustica forense: aspetti normativi, metodologici e tecnici

Presidente di Sessione: Rosario Aniello Romano

Il disturbo derivante dall’esposizione al rumore è causa di un numero rilevante di contenziosi da parte dei cittadini che, sempre con maggior frequenza, si rivolgono all’Autorità Giudiziaria per difendere il proprio diritto a vivere in un ambiente salubre anche dal punto di vista acustico. Le sorgenti sonore responsabili di immissioni acustiche disturbanti sono molteplici dalle infrastrutture di trasporto alle attività produttive ed esercizi commerciali, dagli impianti tecnologici a servizio degli edifici ai rumori derivanti dalle attività svolte nei locali di pubblico intrattenimento, dai rumori connessi alle attività antropiche dei vicini a quelli derivanti dai comportamenti legati ad attività sportive, ricreative e di svago svolte sul suolo pubblico.
La sessione, partendo dall’analisi di diversi casi studio, si pone l’obiettivo di affrontare il tema della valutazione del disturbo derivante dall’esposizione al rumore approfondendo la tematica sotto molteplici aspetti: dal quadro normativo e relativa evoluzione agli strumenti amministrativi, dagli aspetti tecnico-operativi adottati dal CTU nel corso delle operazioni peritali a quelli metodologici.
Saranno, pertanto, accettati contributi relativi a contenziosi quali: l’inquinamento acustico prodotto da insediamenti produttivi e infrastrutturali; la valutazione della trasmissione per via strutturale di impianti a servizio di edifici; il mancato rispetto dei requisiti acustici passivi degli edifici; la valutazione del disturbo acustico derivante da attività commerciali; etc.
Inoltre, partendo dall’analisi di numerosi quesiti posti al Consulente Tecnico di Ufficio e molteplici sentenze emesse dal Magistrato in materia di protezione dalle immissioni sonore, sarà aperta una fase di discussione a supporto degli operatori del settore che possa indirizzare la loro attività con riferimento alle diverse fonti responsabili di disturbo acustico.

B10. Ricostruzione degli incidenti stradali

Presidente di Sessione: Fabrizio Mario Vinardi

C10. Appalto e costruzioni: i rimedi contrattuali

Presidente di Sessione: Riccardo Mazzariol

La disciplina riguardante le costruzioni e il contratto di appalto tra privati è stata sottoposta nel corso degli ultimi anni ad alcuni rilevanti interventi che hanno innovato, per via normativa o interpretativa, la materia. In particolare, è il profilo rimediale a essere stato maggiormente oggetto di attenzione da parte del legislatore e della scienza giuridica, tanto sotto il profilo della previsione di nuove garanzie o di una rivisitazione di quelle esistenti, quanto con riguardo alla problematica delle sopravvenienze. Il tema consente di verificare, per un verso, i rapporti tra regole “generali” e “speciali” all’interno e all’esterno del codice civile e, per altro verso, le peculiarità dell’attuale normativa emergenziale post Covid-19.